Sulle carte si trovano anche altri simboli (in tinta bruna se la carta è a colori) che rappresentano, in segni convenzionali orografici, le montagne. Questi simboli sono linee dette "isoipse" o "curve di livello". Una carta di livello è una linea immaginaria sul suolo che unisce tutti i punti ad una stessa altezza sul livello del mare per cui, ad esempio, l'isoipsa 200 unisce tutti i punti a m 200 sul livello del mare. Per avere un'idea di come si tracciano le curve di livello pensate ad un sasso (Fig. 27), immaginate di immergergli la punta nell'acqua e con una matita segnate la linea di immersione.

Fig. 27 - Dimostrazione delle curve di livello
Abbassate il sasso di un centimetro e segnate la nuova linea di immersione, riabbassatelo e segnate la terza linea e cosi via. Alla fine, estratto il sasso e visto dall'alto, avrete una serie di linee concentriche, ogni linea ha marcato una quota del sasso rispetto al livello dell'acqua. Per le isoipse è lo stesso. L'equidistanza fra due isoipse, cioè la differenza di quota fra due isoipse vicine, dipende dalla scala della carta: è di solito 1/1000 del denominatore della carta.
Ad esempio: nelle Tavolette al 25.000 l'equidistanza è di 25 metri. In queste carte avremo ogni 100 metri delle isoipse più marcate dette "direttrici", ogni 25 m delle curve di livello intermedie e, se le condizioni del terreno lo consentono (es. in pianura dove i dislivelli sono piccoli), delle isoipse "ausiliarie" ogni 5 metri. Oltre alle curve di livello sono segnati dei punti quotati, cioè punti con il proprio valore di quota in metri segnato accanto. Di solito questi punti corrispondono a luoghi ben riconoscibili, come un campanile o la cima di un monte, la loro quota è scritta in caratteri fini e un po' inclinati. Esistono altri punti della carta che presentano l'indicazione della loro quota: i punti "trigonometrici". I caratteri usati per la quota sono molto diversi dei precedenti. Sono, infatti, in grassetto e diritti e a fianco c'è un triangolo con un punto all'intemo che segna esattamente la posizione del punto trigonometrico (Fig. 28)

Fig. 28
I punti trigonometrici sono punti fissi della terra, le loro coordinate sono state calcolate con altissima precisione dai satelliti. Essi rappresentano i vertici della "Triangolazione nazionale", che è il metodo con cui si sono determinate le quote di tutti i punti della Terra. Come si fa a calcolare la quota di un punto? Su una carta, la quota è determinata solo per i punti sulle isoipse o per i punti quotati o trigonometrici. Per determinare la quota di un punto che non coincida con i casi appena visti occorre, innanzi tutto, determinare l'equidistanza delle isoipse: se la carta è 1/25.000 sarà, come sappiamo, m 25. Poi si leggerà sulla carta i valori delle isoipse che delimitano la fascia dove è posto il punto. Si ha così la quota del punto compresa fra due valori. Esempio casa 1 (Fig. 28) é compresa fra l'isoipsa 225 e 250 ed, essendo un po' più vicina alla curva di livello 225, si può approssimare una quota di 235 metri. Casa 3, sempre (Fig. 28) é sulla vetta di una collina. L'isoipsa che la circonda marca quota 300, quindi casa 3 sarà a una quota di 310 metri circa. Per calcolare con esattezza l'altitudine di un punto occorre fare alcuni calcoli. Il valore da calcolare non è la quota, ma il dislivello fra il punto e l'isoipsa più in basso. In questo modo sommando al dislivello la quota dell'isoipsa in basso si avrà la quota del punto. Vediamo come calcolare esattamente la quota di casa 1 (Fig. 28). Si deve tracciare il segmento fra le isoipse passante per la casa e che sia il più corto possibile. Questo segmento misura cm 3, se ora consideriamo la sezione lungo il segmento vediamo che 3 centimetri non è la distanza reale fra le due isoipse perché l'isoipsa 250 è 256 metri più alta dell'isoipsa 225 (Fig. 28 bis). Ciò che bisogna misurare è il dislivello fra la casa e quota 225 metri, occorre dunque misurare il tratto fra la casa e quota 225:1,2 centimetri, poi si applica una regola geometrica per cui il dislivello risulta uguale a 25 x 1,3. Questo è il dislivello in metri fra la casa 1 e quota 225, quindi casa 1 è ad una altezza di 225 + 10 = 235 metri sul livello del mare. Una volta determinata la quota di un punto si può determinare il dislivello fra questo punto e un qualsiasi altro punto di quota nota. Il dislivello sarà semplicemente la differenza di quota fra due punti. Vediamo ora come calcolare la pendenza di un versante fra due punti di quote note. La pendenza esprime in percentuale (%) esempio: 10% significa 10 metri di altezza per 100 metri di distanza. Per determinare questa percentuale si misurerà sulla carta la distanza fra i punti. Il valore che si determinerà non è la distanza reale ma la distanza fra i punti schiacciati sullo stesso piano. Essendo il dislivello la differenza di quota fra due punti, l'altezza della mia percentuale corrisponde al dislivello mentre la distanza misurata fra i punti è la distanza della percentuale; per cui esprimendo in % il rapporto fra dislivello e distanza si ottiene la pendenza. Ad esempio: se il dislivello fra due punti è 15 metri e la distanza misurata sulla carta è 125 metri (cm 5 se la carta è in scala 1/15.000), la pendenza sarà 15/125 = 0,12 cioè 12%.
Il territorio (Fig. 29. 2 e 29 bis è in scala 1/25.000), quindi l'equidistanza è di 25 metri. Lo studio delle isoipse permette di dedurre la morfologia del terreno, ipotizzare la litologia e l'idrografia. In figura ci sono diversi punti quotati, il più alto marca quota 805 ed è la vetta del complesso montuoso. Le isoipse a Sud della vetta presentano una rientranza, questa struttura, essendo molto netta e poco estesa, indica una incisione che possiamo seguire fino a quota 690. Questo è un ruscello, o meglio, l'incisione creata da un ruscello. Oltre quota 700, marcata da una isoipsa direttrice (più scura) le isoipse si distanziano e non c'è più incisione: se le isoipse sono molto distanti la pendenza, fra le curve di livello è bassa perché ad uno stesso livello (25 metri) corrisponde una distanza molto grande. Prima dei 700 metri la distanza fra le isoipse è minore quindi la pendenza è cambiata: prima ripida poi dolce (Fig. 29)

Fig. 29t
Poco distante da quota 690 c'è una quota 670 e un segno (-). Questo segno indica una depressione e i segni a raggiera indicano una dolina, cioè una cavità depressa dovuta all'azione dell'acqua (le doline sono tipiche dell' ambiente carsico, di zone cioè a litologia calcarea). Si può quindi ipotizzare che l'incisione sia dovuta a un ruscello attivo solo nei periodi di piena (regime torrentizio), che arrivato a quota 690 sparisca con fenomeno carsico in una formazione calcarea e si può spiegare la rottura di pendio, dopo quota 700, come un cambio litologico.
Vediamo ora la zona a Est (Fig. 29 bis), qui la vetta è quota 793 e le isoipse attorno sono tratteggiate; sono isoipse ausiliarie poste ogni 5 metri di dislivello. A Est le isoipse si avvicinano molto, quindi, se diminuisce la distanza, essendo fìssa l'equidistanza (25 metri), la pendenza cresce. A Nord le isoipse disegnano una V asimmetrica, ad Est sono molto più vicine quindi il versante Est è più ripido dell'Ovest. Questo è un impluvio e la sua assimmetricità deve avere una ragione: forse cambia la litologia. Notiamo, infine, che fra le due vette c'è una spianata sommitale. Nella Figura sono segnati anche due sentieri facili. Il primo taglia perpendicolarmente le curve di livello nel primo tratto a N.E., questo significa che è posto sulla direzione di massima pendenza fino a quota 775, poi rimane alla stessa quota affiancando la vetta 793 e discende. La discesa verso le doline taglia con angoli inferiori a 90° (angolo retto) le isoipse; quando i sentieri tagliano le isoipse con angoli piccoli la loro pendenza è piccola rispetto a quella del pendio. Raggiunta quota 700 il sentiero prosegue in piano fino a ricongiungersi con altro sentiero. Quest'ultimo parte a una quota intermedia fra l'isoipsa 725 e 750, circa a metà quindi possiamo valutare una altitudine di 735 metri. Rimane poi parallelo alle isoipse fin sopra il pianoro delle doline. Se una via è parallela alle isoipse vicine significa che si mantiene alla stessa quota, quindi, la passeggiata, su questa via, è più veloce e tranquilla.

Fig. 29
Nella Fig. 29 c'è una sezione A-B che illustra il profilo del rilievo montuoso della Fig. 29 bis.

Fig. 29 bis
Lungo la traccia A a B si possono così vedere con chiarezza i cambiamenti di pendenza, la differenza di quota fra le due vette, il pianoro a quota 775 metri ecc. Sulle carte topografìche, per evidenziare un particolare aspetto fisico, sono stati inseriti dei segni che ricordano la struttura rappresentata. Nella Fig. 30 ci sono alcuni esempi di queste strutture.
Oltre a fornire l'informazione sulla presenza di quel tipo di struttura, questi grafìcismi permettono di ipotizzare la litologia dell'area. Ad esempio: le cave indicano la presenza di materiale utile all'uomo per la costruzione. Se la simbologia di cava si trova a ridosso di un fiume è probabile che questa cava sia di ghiaia. Se la cava è segnata su un complesso montuoso le cui isoipse sono molto vicine (quindi versanti ripidi) è probabile che sia una cava di materiale roccioso, se invece la cava incide delle isoipse con andamento sinuoso e grande distanziamento (quindi versanti dolci) è plausibile supporre che la cava sia di materiale sabbioso. Una frana come quella indicata in figura è di piccole dimensioni. Le aree franate, di grandi dimensioni, sono indicate da un piegamento delle isoipse a forma di otto; il riconoscimento di tali strutture è, come potete capire, molto importante, ma occorre esperienza. Delle doline come indicatrici di una litologia calcarea ne abbiamo già parlato in precedenza. I "calanchi" invece si formano a causa della pioggia che incide su materiale argilloso. Questo fenomeno indica quindi, aree franose, povere in vegetazione, prive di acqua. Come avete visto dall'andamento delle curve di livello e dai segni convenzionali si può avere una idea precisa del territorio, basta un po' di allenamento. Nelle figure 31 e 32

Fig. 31 - Impluvio

Fig.32 - Sella montuosa
trovate due esempi di paesaggio, provate a coprire la parte "a" ed ad immaginare la situazione reale. Scoprite la parte "a" e notate gli elementi che non avete colto. A conclusione vediamo un segno che non troverete mai nelle carte della nostra zona e cioè un piccolo glaciale (Fig. 33).